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Il retrogamer e la ricerca del Santo Graal videoludico

Lo potete scorgere mentre, furtivo e dal passo felino, si aggira tra polverosi scaffali di negozi specializzati o tra i banchi dei mercatini più remoti, la domenica mattina quando il 95% della popolazione è ancora tra le braccia di Morfeo. Lui no, non ha tempo da perdere, le ore con meno concentrazione di persone sono le più propizie per concludere buoni (a volte ottimi) affari.

E’ il retrogamer, il videogiocatore con la Il retrogamer e la ricerca del Santo Graal videoludico 3passione dei giochi di un tempo, quelli dalla grafica pixellosa e dalle colonne sonore tanto semplici quanto indimenticabili. Che si parli di videogiochi anni ’80 e ’90, di console a 16 bit o di home computer che hanno fatto la storia (Commodore 64 e Amiga solo per fare due nomi a caso), oppure di gadget a tema e box originali dove contenere le cartucce loose, poco importa. Il retrogamer è bramoso, la sua sete di sangue nemico (per fortuna solo virtuale ed in salsa 8 e 16 bit) è inestinguibile, il suo ardore nel trattare i prezzi dei giochi pari solo a quello degli eroi che comanda con il fidato joystick/joypad.

Noi amanti del retrogaming siamo così, con i nostri difetti e i nostri tanti pregi, il primo dei quali credo sia proprio l’amore viscerale che nutriamo verso i giochi con cui siamo cresciuti. Eterni bambinoni? Assolutamente no, e se lo siamo, è solo in minima parte. Sì perché il collezionismo e le ore passate davanti ad uno schermo, meglio se si tratta di una TV a tubo catodico, non sono fini a se stessi: il fine ultimo e vero del retrogamer è la condivisione della sua passione, dei giochi terminati dopo duelli epici con i boss finali, dei videogame che ahinoi non siamo mai riusciti a completare. Sconfitte brucianti e vittorie memorabili, giochi che non venderemmo mai, nemmeno sotto tortura, e titoli che invece ci hanno profondamente delusi. Ciascun giocatore ha i suoi titoli preferiti, ed io vi spiattello subito i miei: Track & Field, Bubble Bobble, Super Mario Kart, Rampage e la saga di Monkey Island.

Parlavamo di sconfitte, poco fa: sotto questaIl retrogamer e la ricerca del Santo Graal videoludico voce occorre citare le aste online perse per pochi centesimi o perché, alla scadenza dell’oggetto che inseguivamo da mesi come dei novelli Indiana Jones, non potevamo collegarci per rilanciare eventuali offerte di altri utenti. Senza contare quei videogiochi che cerchiamo da anni, che non troviamo da nessuna parte, negozio fisico o virtuale che sia, salvo accorgerci un giorno che una rarissima copia è stata finalmente messa in vendita. Per realizzare, frazioni di secondo dopo, che il prezzo richiesto è spropositato e fuori da ogni logica. Avviliti, passiamo oltre, salvando però l’asta e consultandola di quando in quando, fortemente tentati di fare un acquisto che, se andasse in porto, significherebbe essere cacciati di casa dalle nostre mogli e compagne, che tanto desideravano quel viaggio che abbiamo sempre rimandato. No, a tutto c’è un limite, chiudiamo la pagina e decidiamo di lasciare il videogame dei nostri sogni nelle mani di un collezionista dal portafogli ben più paffuto del nostro.

Che sia il caso di vendere qualche pezzo della nostra collezione, qualche reliquia che utilizziamo poco e che non ci affascina come le altre? Finiremmo per pentircene, sarebbe un trauma, lo stesso che prova Zio Paperone ogni volta che si separa in maniera definitiva da una delle sue adorate monetine. All’inizio del post parlavamo della condivisione, della gioia di coinvolgere altre persone nella nostra passione. Non per tutti è così, specie quando si tratta di rivelare al “mondo” i luoghi dove acquistiamo i nostri giochi. C’è chi, come il sottoscritto, a domanda precisa non ha timore nel rivelare luogo d’acquisto, zona, orari e prezzi. C’è invece chi, interpellato su dove e come sia entrato in possesso di una rara cartuccia, risponde in maniera molto evasiva o confessa apertamente di non essere disposto a rivelare alcun dettaglio.

Un atteggiamento che non giudicoIl retrogamer e la ricerca del Santo Graal videoludico 4, non sono nessuno per farlo, ma che non condivido. Se era destino che tu non trovassi un certo oggetto in quel negozio o mercatino, non è certo perché hai parlato a qualcuno della sua esistenza e quel qualcuno ti ha anticipato, accaparrandosi tutto ciò che interessava anche a te. Poco male, ti sarai fatto un amico in più ed in futuro, chissà, potrebbe ricambiare il favore. Oppure no, ma vivere il retrogaming ed il collezionismo come una competizione semplicemente non fa per me.

Tornando al nocciolo della questione, ciascuno di noi ha un sogno proibito, una sorta di “fantasia erotica videoludica” ricorrente, che appare in sogno di quando in quando. E che a volte ci tormenta, perché non riusciamo a soddisfarla in maniera adeguata. Per alcuni è la voglia di ricavarsi una stanza dei cimeli, nella quale immergersi la sera, con la sola luce dello schermo della TV a guidarci. Per altri è un oggetto fisico vero e proprio, un cimelio nel quale non ci si è mai imbattuti o che necessiterebbe di un patto con il diavolo per essere da noi acquistato. Il mio sogno? Una teca contenente una delle cartucce dorate del Nintendo World Championship, ma visto che i prezzi arrivano a sfiorare i 100.000 dollari, la mia fantasia resterà tale. Forse è meglio così, è uno stimolo a non abbandonare MAI la nostra grande passione chiamata retrogaming.

Happy gaming, ragazzi!

Il retrogamer e la ricerca del Santo Graal videoludico

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