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SEGA Dreamcast, godimento a 128 bit

La SEGA più grande che ricordo è quella che non mi sono mai fatto. È il 1999, nei negozi irrompe il cavallo pazzo della sesta generazione videoludica, il SEGA Dreamcast.

Non avevamo mai visto 128 bit all’opera fino ad allora, avremmo dovuto aspettare ancora un anno prima che la prima Microsoft Xbox e la Sony PlayStation2 la eguagliassero. Dopo il grande flop di Saturn, SEGA si rifà il guardaroba, invita tutti i suoi amici a cena e porge l’altra guancia.

Dreamcast infatti vanta partnership sia con NEC che con Hitachi ma in particolare bisogna riconoscere il contributo di YAMAHA per lo sviluppo del G-disc, supporto ottico che può sembrare un CD ma non lo è, poiché la sua capienza raggiungeva il giga in un’era dove il DVD portava ancora il pannolino e costava l’ira di dio. Dreamcast fu anche la prima console online ready disponendo di un router 56k integrato nel case per quanto riguarda la versione USA, territorio in cui il gioco online andava già per la maggiore.
Mentre per la versione PAL e JAP era venduto separatamente. Di recente per un pugno di euro ho messo le mani su uno di questi gioielli, mi sono concesso due pad, uno sterzo, la pistola ed una ventina di titoli, tutto rigorosamente in condizioni perfette. E insomma alla fine questa SEGA me la sono fatta anche io.

A cura di: Norrin Radd

10. Ikaruga (Sega, 2002)

 

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